martedì 19 gennaio 2010

Lettera del presidente della sezione ascolana di ITALIA NOSTRA Gaetano Rinaldi


Italia Nostra formula diverse proposte per il nuovo Piano regolatore generale di Ascoli.

«Alcune - dichiara il presidente Gaetano Rinaldi - appaiono particolarmente significative e riteniamo opportuno evidenziarle: la proposta della cosiddetta "Addizione Verde" ripetendo ad Ascoli l'esperimento della civile Ferrara, la realizzazione della "Strada del Cuore", la creazione degli "Orti di prossimità", la rivitalizzazione del Centro storico. Su queste proposte la Sezione intende avviare una serie di discussioni ed incontri per favorirne la comprensione e creare un movimento di opinione concorde e diffuso».Ecco alcune considerazioni.-E' indiscutibile che per Ascoli si pone come primo problema quello del ruolo e funzione della città, la cui individuazione potrà essere favorita dalla attenta considerazione della lunga storia della città e dei momenti di suo più grande splendore.-E' sicuro che , nella storia di Ascoli, i momenti di più grande splendore sono stati quelli in cui la città rappresentava il punto di riferimento di una realtà molto più vasta di quella delimitata dalla sua formale dimensione amministrativa. Questo ambito era, peraltro, favorito , dal fatto che la città , munita di ponti , era necessariamente il punto di transito e collegamento tra nord e sud ed est ed ovest .-Lo splendore della città è evidenziato dal pregio e ricchezza del suo ampio e monumentale Centro Storico, indiscutibilmente uno dei più importanti della fascia adriatica.-Questo Centro, peraltro, a causa delle scelte urbanistiche effettuate è diventato progressivamente la periferia del tessuto urbano cittadino, con un numero sempre minore di abitanti per lo più di età avanzata. D'altra parte la stessa città, nel complesso, appare sempre di più oggettivamente priva di una forte capacità di attrazione rispetto alle zone di nuova espansione autorizzare e realizzate verso est ed in particolare nella zona rivierasca del Piceno, dove tra l'altro sono presenti le infrastrutture di collegamento tra nord e sud del paese ( strada nazionale adriatica, autostrada, linea ferroviaria ).– Ridare vitalità e centralità alla città delle torri diventa fondamentale, se si vuole evitare l'ulteriore aggravamento della situazione.– In primo luogo, andrà evitata l'ulteriore proliferazione urbanistica verso le residuali aree libere della zona est del territorio cittadino oppure consentendo la progressiva occupazione delle aree collinari che circondano la città-– Ogni sforzo andrà fatto, invece, per riportare un numero accettabile di abitanti nel centro storico cittadino, utilizzando tutti gli strumenti possibili per favorire questo processo. (Si veda, a proposito, quanto realizzato nella città di Treia, dove si è evitato l'espansione urbanistica, favorendo il recupero e l'utilizzazione di tutto l'edificato storico).– La vitalità e la forza di attrazione della città potrà essere favorita , d'altra parte, se ci sarà la volontà di utilizzare in maniera intelligente, innovativa e creativa le risorse culturali, in modo da dare un effettivo vantaggio competitivo alla città, ponendola ancora una volta come punto di riferimento di una realtà più vasta di quella delimitata dalla sua formale dimensione amministrativa. In pratica si propone per la città “l' opzione culturale “, con la realizzazione di un vero e proprio Distretto Culturale, che consenta la tutela, valorizzazione e fruizione delle pregiate risorse culturali del territorio, che , come è noto, comprendono il patrimonio storico artistico, architettonico ed urbano, il patrimonio naturalistico e quello delle tradizioni antropiche.( In merito la Sezione di Italia Nostra ha formulato delle concrete Proposte per la valorizzazione di queste risorse culturali per un territorio, che vede al suo centro, come punto di riferimento fondamentale, la città di Ascoli.).– Rimane fondamentale in questa prospettiva l'ampliamento dell'offerta universitaria, valorizzando al meglio le Discipline del Settore Architettonico per mirare a dotare la città di un vero e proprio Politecnico di questo settore di studi.– E' evidente anche l'opportunità di impegnarsi per l'eventuale realizzazione del Distretto Culturale Evoluto, obiettivo che sembra si sia posto di conseguire il CUP . L'utilizzazione di una parte dell'area dell'ex Carbon a riguardo apparirebbe particolarmente interessante.– Perché il Centro Storico di Ascoli possa porsi come punto di riferimento di queste avveniristiche proposte bisognerà che venga posta ogni cura per una tutela e valorizzazione rigorosa delle sue fantastiche ricche emergenze. Così si dovrà prevedere un cura particolare del suo arredo urbano, evitando gli interventi francamente inaccettabili che ora fioriscono nelle piazze e nei punti più caratteristici ; prevedere la sua progressiva pedonalizzazione in modo che possa essere presentato come un vero e proprio “ Giardino di Pietra”; creare un percorso spettacolare delle sue numerose Piazze, da quelle più famose a quelle più intime e nascoste; prevedere un uso rispettoso della memoria storica e della funzione spirituale delle tante chiese chiuse al culto; elaborare un progetto di alto livello per l'utilizzazione dei tanti Palazzi Nobiliari che tanto prestigio conferiscono alla città; adottare efficaci strumenti di tutela che favoriscano la salvaguardia e conservazione dei residuali fascinosi orti murati, che rappresentano indiscutibilmente un momento fondamentale dell'immagine cittadina; prevedere la rigorosa tutela degli spazi liberi contigui al perimetro che delimita il centro storico, con particolare riferimento all'importante spazio dell'ex tiro a segno; definire un percorso che evidenzi e valorizzi i reperti archeologici presenti nel territorio a partire proprio da quelli della zona dell' ex tiro a segno per passare al teatro romano e proseguendo oltre; ridare l'importanza che meritano al sistema delle porte e dei ponti , numerosi ad Ascoli come nell'antica Tebe ; valorizzare i due percorsi fluviali, ora completamente staccati dalla città e invece di fondamentale importanza per la sua immagine e vivibilità.– Come ripetutamente fatto presente , la quinta del paesaggio collinare che circonda la città rappresenta un elemento irrinunciabile dell'immagine di Ascoli. Si dovrà , pertanto, porre il massimo impegno per la salvaguardia e tutela della sua integrità. Si propone , nell'impossibilità di prevedere l'acquisizione al patrimonio pubblico di questi ampi spazi, di far ricorso al sistema della cosiddetta “ Addizione Verde “, adottando gli stessi provvedimenti della civile Ferrara, che hanno consentito la tutela di oltre 1800 ettari del territorio cittadino, dalla città estense al fiume Po. Purtroppo il pregiato sistema collinare di Ascoli è stato già assoggettato ad una intensa attività edilizia ( una vera e propria villettopoli). Questo processo di distruzione di un paesaggio irripetibile dovrà essere assolutamente interrotto . In questo sistema collinare si verifica, inoltre, un altro fenomeno inquietante e, cioè, la realizzazione di baracche di tutte le forme e di tutte le dimensioni per lo svolgimento dell'attività agricola, con l'uso di materiali di insopportabile aspetto ( pezzi di plastica, fogli di eternit, lamiere, cartoni, legni fradici e chi più ne ha più ne metta). Per evitare questo sconcio si dovranno autorizzare solo interventi che rispettino il contesto paesaggistico e prevedano l'utilizzo di materiali congrui ( possibilmente il legno) Naturalmente le baracche “scalcagnate” dovranno essere finalmente smantellate.– Uno degli strumenti fondamentali per ridare centralità ad Ascoli è sicuramente il collegamento ferroviario con Roma, realizzando finalmente la Ferrovia dei Due Mari, che in in primo momento potrebbe essere limitata sino ad Amatrice qualificandosi come Ferrovia dei Due Parchi. E' una proposta di infrastruttura di cui si parla da oltre 150 anni. Il nuovo Piano Regolatore deve assolutamente prevedere la prosecuzione del tracciato ferroviario sino alla confine ovest della città perché si possa ancora concretamente sperare che questo autentico sogno si avveri.– La qualità dei quartieri di nuova espansione di Ascoli non è particolarmente elevata. Da una parte la non eccelsa qualità architettonica degli edifici realizzati, dall'altra la progressiva distruzione dei pochi esempi di edifici di qualità ( si vedano i progetti per l'area del Sacro Cuore e quelli per l'area di Via Firenze), la completa assenza di strade pedonali, di punti di aggregazione e di edifici destinati al tempo libero e allo spettacolo, la ridottissima estensione di spazi destinati alla sosta delle auto, la quasi totale assenza di un parco urbano che possa definirsi tale , non consentono evidentemente un livello elevato della qualità di vita di chi abita questi quartieri. Il nuovo piano regolatore dovrà dare delle risposte a queste vitali esigenze, prevedendo possibilmente allo scopo almeno l'utilizzazione di una parte della vasta area Carbon.– La previsione della realizzazione di piste ciclabili rimane fondamentale nella previsione di elevare la qualità della vita cittadina. Così come appare irrinunciabile la previsione della realizzazione di una “ strada del cuore “, dove possano in un contesto sicuro, non inquinato, lontano dai pericoli delle auto, effettuare il loro percorso quotidiano quei soggetti che per necessità devono quotidianamente effettuare dei percorsi pedonali ( infartuati, soggetti in sovrappeso , ma anche gente comune ). E ' certo che ora la città è completamente priva di un simile percorso e chi è costretto ad effettuarlo deve respirare gas di scarico, correre il rischio di essere investito, e quindi con più danni che benefici.– La salvaguardia e tutela dell'integrità dei campi della Villa Sgariglia di Campolungo è fondamentale. Si tratta dell'unica Villa Nobiliare di cui si è quasi totalmente conservato lo spazio libero da costruzioni. Nella previsione della realizzazione di un Percorso che consenta almeno la fruizione visiva del Sistema delle Ville Picene la conservazione almeno dell'integrità degli spazi di questa Villa diventa fondamentale per consentire almeno di far comprendere di quanta bellezza ci siamo privati distruggendo quasi completamente la Valle del Tronto , nella memoria una vera e propria Arcadia.– Il Piano Regolatore, a riguardo, dovrà almeno tentare di limitare il terribile impatto visivo dei capannoni che hanno occupato quasi del tutto la parte pianeggiante della prestigiosa Valle, salvo appunto la zona di Campolungo. – Non va dimenticata , inoltre, l'esigenza di prevedere , così come avviene ormai in tutte le comunità civili del modo sviluppato ( addirittura nei pressi della stessa Casa Bianca negli Stati Uniti d'America ), la destinazione di ampi spazi del territorio vicino alla città per la realizzazione degli “ orti di prossimità ”, dove giovani ed anziani possano procedere alla produzione di ortaggi, frutta e quant'altro

Al via la campagna "Per un PICENO più forte in Regione"


19.01.2010 Nel quadro delle iniziative che condurranno alle elezioni Regionali della prossima primavera si sono svolti i primi appuntamenti dell'ex Sottosegretario del governo Prodi Pietro Colonnella, con i cittadini delle città di Ascoli e San Benedetto. Da oggi alla chiusura della campagna elettorale oltre 100 sono le assemblee popolari previste in tutti i comuni del Piceno sui vari temi al centro della campagna elettorale e di maggiore rilievo per il rilancio nostro territorio.
E' già in piena attività, infatti, la campagna elettorale di Pietro Colonnella che, dopo aver incontrato venerdì scorso i cittadini di San Benedetto al Cinema delle Palme, ha presentato ieri in una assemblea densa di partecipanti agli elettori ascolani la campagna “Insieme per un Piceno più forte”.
In vista delle prossime elezioni regionali l'ex Sottosegretario al governo Prodi ha in programma oltre cento assemblee popolari in tutti i 33 comuni della Provincia per costituire insieme alla cittadinanza quel nuovo "Patto Piceno" per il lavoro e lo sviluppo sostenibile, già lanciato in occasione della petizione promossa dall’Associazione Lavoro & Welfare che ha raccolto oltre sette mila firme.
Tanti i temi discussi con i tanti cittadini nelle due assemblee svolte. Al centro, ovviamente, la necessità di un progetto di governo forte per la Regione Marche al fine di individuare strumenti straordinari volti a rilanciare un territorio, il piceno, in ginocchio a causa della crisi internazionale ma anche a causa di fattori “endogeni”, ed a fornire ai cittadini occasioni di sviluppo e nuova occupazione. Tra gli altri temi affrontati la necessità di infrastrutturare in modo adeguato il territorio, il ruolo del capoluogo e della città di San Benedetto nel contesto della nuova provincia, sanità, commercio, politiche sociali, turismo, università e formazione.
Altri spunti e sollecitazioni giunte nel corso dei numerosi interventi dell’assemblea svoltasi ieri hanno riguardato le questioni più strettamente strategiche e specifiche della realtà ascolana come la Sgl Carbon, i rapporti con la montagna, con la Valle del Tronto e la Val Vibrata, la riqualificazione del quartiere di Monticelli con l'interramento della viabilità dell'asse centrale e la costruzione di un nuovo ponte, il ruolo della stazione ferroviaria, il collegamento ferroviario Adriatico-Tirreno e la metropolitana di superficie in vista di una nuova organizzazione urbana e del territorio.
«E’ mia intenzione porre l’esperienza fatta come di Presidente della Provincia e Sottosegretario di Stato del Governo Prodi, e la fitta rete di relazioni creata in questi anni di attività, al servizio della comunità locale e del governo regionale per creare progettualità, occasioni di rilancio e occupazione Occorre costruire modelli di sviluppo e occasioni di investimento riprendendo in maniera innovativa l’esperienza positiva e la filosofia dei Patti Territoriali che tante risorse hanno portato in questo territorio consentendo la creazione di alcune importanti infrastrutture e l’ampliamento di realtà produttive, oggi attive ed in perfetta forma, senza il quale, probabilmente, le stesse non avrebbero resistito all’urto della crisi».
A tutti i lettori del blog l’inviato ad inviare spunti, riflessioni e suggerimenti che possano contribuire ad una campagna sempre più incisiva all’indirizzo email info@pietrocolonnella.it

martedì 17 novembre 2009

RESPINTI


A volte basta un disegno, uno schizzo, non solo per comunicare un’idea, ma anche per suscitare una degna reazione, risvegliare qualche senso di repulsione, qualche moto di ribellione interiore, rompere uno schema mentale imposto. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di lanciare questa campagna con una nuova provocazione contro il razzismo governativo, contro le nuove leggi razziali, contro i respingimenti orditi dalla Lega, ma voluti dall’intero sistema politico-mafioso, sotto la cui mannaia finiscono migliaia di uomini, donne e bambini, costretti con la violenza a tornare verso le carceri e le torture libiche o abbandonati a loro stessi nelle acque del mediterraneo, per andare incontro ad una sicura morte. Dietro simili vergognosi e disumani provvedimenti si nascondono i soliti interessi, le solite facce, le solite speculazioni mafiose, le mani in pasta di chi si organizza per sfruttare nuovi schiavi, senza diritti e sotto ricatto, dopo l’approvazione del reato di clandestinità. Ma non basta. Ad essere respinta è anche la memoria storica, il ricordo, il nome di chi ha lottato, di chi ha perso la vita perché si è ribellato, di chi aveva scoperto, come Peppino, che troppo spesso la bramosia di potere e di denaro dei potenti e della criminalità organizzata coincidono. Tutti respinti, quindi, con il plauso di chi già pensa a riempirsi le tasche, con l’indifferenza o l’accettazione di quanti, ormai plagiati, diventano così, senza esserne coscienti, complici di un sistema criminale e la determinazione di chi non abbassa la testa e continua a resistere, resistere nella volontà di accogliere e non di respingere.

Associazione Peppino Impastato - Casa Memoria

giovedì 15 ottobre 2009

Discorso ai Lavoratori di Dario Franceschini



Prato, 15 ottobre 2009


Qualche tempo fa mi è capitato di parlare a dei bambini di Costituzione.
Quando ho detto che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, uno di quei bambini, avrà avuto più o meno undici anni, mi ha chiesto: il lavoro di chi?
Allora ho pensato alle ragioni che potevano aver indotto quel bambino a fare quella domanda.
Sembrava una battuta. Il lavoro di chi? Forse perché si è fatto largo lo l’idea di un Paese forse perché in televisione un ministro particolarmente aggressivo parla sempre e solo di fannulloni.
O forse perché in questo tempo di crisi non si fanno che ripetere cifre e statistiche di disoccupazione che cresce settimana dopo settimana.
Di cassa integrazione da estendere per chi sta perdendo il posto.
Di imprese costrette a chiudere per mancanza di credito da parte delle banche.
Di precari a zero euro.
Il lavoro di chi.
Pone che la questione del la questione del lavoro, e la stessa condizione dei lavoratori e degli operai sono state trascurate dalla politica.
Perché questa perdita di centralità del lavoro?
Ci sono radici naturalmente nei cambiamenti economici e sociali della nostra epoca.
Il differenziarsi dei lavori, quel differenziarsi che ha indebolito i legami di rappresentanza sindacale prima ancora che politica.
E di conseguenza l’appannarsi della tradizionale identità della classe operaia.
Ma poi anche le fratture fra il lavoro tradizionale e i nuovi lavori, le incomprensioni fra lavoratori adulti e il mondo dei giovani; le tensioni più recenti fra italiani e immigrati acuite da distanze culturali e ora dalla crisi.
Queste fratture sono state aggravate dalle politiche conservatrici, in Italia più forti e più conservatrici che altrove.
Fratture che hanno aumentato le incertezze e la precarietà di molti lavoratori.
Che hanno reso più deboli le loro posizioni sia nella scala sociale sia soprattutto nei livelli di reddito con rischi ed episodi di vero e proprio impoverimento. Oggi la crisi economica rischia di dare l’ultimo, decisivo colpo a quella centralità. Lo dicono i dati.
Lo svela la crescita drammatica della disoccupazione anche nelle zone forti del paese.
Lo si vede dal numero crescente di persone, in particolare giovani e donne, che sono così scoraggiati da non presentarsi neppure più sul mercato del lavoro a cercare un posto.
I dati fanno paura. Più di 560 mila posti di lavoro persi nel secondo trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e 340 mila persone in cassa integrazione, e in più oltre 430 mila persone che diventano inattive, scoraggiate al punto da non cercare nemmeno più un lavoro.
Esistono aree del nostro Paese, come il Sud, dove la disoccupazione riguarda il 25 per cento dei giovani fino a 30 anni e il tasso di occupazione delle donne supera di poco il 30%, lavora una donna su tre. Questa realtà drammatica, che sta provocando lacerazioni profonde e dolorose nel tessuto sociale è negata dal governo.
Tenuta nascosta dal governo. E’ oscurata. Il governo di Berlusconi e Tremonti di fronte alla crisi ha sostanzialmente chiuso gli occhi. Ha girato la testa dall’altra parte e ha detto soltanto che bisogna aspettare che la crisi finisca. Ha messo in campo misure effimere e del tutto inadeguate.
E ha spento i riflettori dell’informazione.
Così ai precari che si sono ritrovati di colpo a zero euro, ai disoccupati, ai cassintegrati non è rimasta che la paura e la disperazione.
A un governo così non si offrono pacche sulle spalle o tregue, a un governo così si fa più opposizione, dobbiamo fare più opposizione.
La protesta e la rabbia, senza reali interlocutori, ha assunto forme estreme. Abbiamo visto operai sulle gru. Abbiamo visto precari sui tetti.
Abbiamo visto lavoratori licenziati fare lo sciopero della fame. E poi non abbiamo visto più niente, perché chi controlla l’informazione televisiva di questo Paese ha ordinato di spegnere le telecamere, ha ordinato di non fare vedere più niente.. Ma quegli operai, quei lavoratori, quei precari che io ho incontrato in queste settimane, ci sono ancora.
Ci sono la loro disperazione, quella delle loro famiglie. E ci sono le loro lotte.
Ho cercato di parlare parlato con loro e ho promesso loro che avremmo acceso i nostri riflettori sulle loro attese.
Sui loro problemi.
Sul loro diritto al futuro. E al lavoro.
Dobbiamo e vogliamo reagire, perché il lavoro è un diritto.
Dobbiamo farlo anche perché è su questa trincea di libertà e uguaglianza che si gioca il futuro stesso di una politica che voglia dirsi democratica e riformista.
Dobbiamo riconoscerlo senza reticenze: la nostra politica è sfidata direttamente, perché la perdita di
centralità del lavoro, è soprattutto una sconfitta per il paese, una sconfitta prima di tutto per noi riformisti, per noi progressisti.
E dobbiamo anche chiederci : Perché tanti lavoratori non si fidano più di noi?
Perché tanti operai non votano più per noi, ma per i nostri avversari?
Perché al Nord abbiamo perso tanti consensi nel mondo del lavoro che si sono orientati verso i partiti del centro destra, in particolare verso la Lega Nord?
La Lega cattura consensi perché raccoglie spregiudicatamente, ma raccoglie il disagio sociale manifestato dai ceti popolari, la protesta nei confronti del tradizionale modo di fare politica e di amministrare, che è stato rappresentato ed è percepito come ‘romanocentrico’.
Non a caso la protesta viene diretta nella stessa misura contro i partiti e contro le istituzioni statali,
entrambi sentiti come lontani o e forse anche come ostili. Questa protesta, questo disagio è più acuto nelle aree del Nord.
Ma la sfida all’inadeguatezza della politica, della nostra politica, è fatta propria anche da operai che
mantengono la loro adesione ai sindacati, comprese le loro componenti radicali ma poi quando votano scelgono a destra.
Come reagiamo a questa sfida?
Una prima risposta la dico così: tornare ad ascoltare e a riconoscere le aspettative dei lavoratori, di tutti i tipi di lavoratori.
Dare riconoscimento significa aprire un dialogo con tutti questi soggetti e con le loro rappresentanze per cercare insieme le risposte adeguate alla complessità di problemi per molti aspetti inediti. Ma c’è una premessa di ordine culturale che riguarda il nostro modo di guardare al mondo del lavoro e alla sua crisi.
Storicamente quando parlavamo di lavoratori negli anni passati intendevamo i lavoratori dipendenti. I
subordinati. Gli operai. Sono stati questi gli interlocutori tradizionali della sinistra.
Gli altri soggetti del lavoro erano controparte. Spesso avversari. Quando andava bene erano alleati con i quali stringere un patto.
Ma il mondo è cambiato e già nella mia mozione ho sottolineato la necessità di un cambio di prospettiva.
La necessità, cioè, di allargare questo orizzonte.
Di rivolgersi a tutto il mondo del lavoro, perché il lavoro va valorizzato in tutte le sue forme, anche quello autonomo e imprenditoriale, anche quello privato e quello pubblico come richiede la nostra Costituzione.
Questo non significa ignorare le diversità di posizioni fra lavoro dipendente, lavoro autonomo e imprese. E non esclude nemmeno la possibilità di un sano conflitto.
Sono venuto a Prato, a parlare di lavoro, perché proprio qui, qualche mese fa, ero appena diventato
segretario, ho fatto un’esperienza che mi ha colpito e che mi ha fatto capire come sia assolutamente
necessario e urgente cambiare prospettiva quando parliamo di lavoro.
Ricordo la visita ad una piccola realtà produttiva, una delle tante del settore tessile, alle prese con i morsi della crisi e con la sfida di una globalizzazione sempre più aggressiva.
Lì ho incontrato un piccolo imprenditore Andrea Belli e i suoi operai, mi hanno accolto insieme.
Si parlava dei problemi, delle prospettive. Dell’ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione.
Mi spiazzò. Mi disse: o superiamo la crisi tutti assieme, o chiudo.
E questa realtà si replica in centinaia e migliaia di casi in Italia.
Se non temessi di scomodare una parola importante parlerei di un’etica del lavoro che unisce, in un’
azienda, come in tante altre, chi si impegna per lo stesso obiettivo.
E’ la stessa logica vincente del distretto, che vede insieme, nella filiera, piccole imprese, artigiani, operai. E quel che conta è la filiera: si vive insieme, si cresce insieme, ci si salva insieme. È questo quello che fa la differenza.
Il distretto è come una squadra, nella quale ognuno, privato, pubblico, enti locali, associazioni di categorie, sindacati, fa la propria parte. Qualcosa di più solido e forte di un semplice patto o di un’alleanza. Credo che avesse questo significato profondo quella manifestazione del febbraio scorso nella quale tutta la città scese in piazza, riunita attorno ad un tricolore lungo un chilometro. E con uno slogan che diceva “Prato non deve chiudere”.
Prato non deve chiudere: significa difendiamo il lavoro di tutti.
Il lavoro che da ricchezza, certo. Ma anche il lavoro che è civiltà, comunità, libertà.
Ecco.
E per questo che ci siamo fatti carico dei problemi e delle esigenze del distretto, presentando una mozione in Parlamento.
Per ricostruire una centralità del lavoro, occorre avere la consapevolezza di questo cambiamento, di non ragionare coi parametri del passato.
Di quello che c’è di complesso attorno al lavoro.
La crisi e i lavoratori, dunque. Ascoltare e riconoscere. E rappresentarli.
E per farlo rendere visibili, concrete le nostre risposte.
Concrete le nostre iniziative politiche. Essere sui problemi, fare emergere le contraddizioni della destra, costruire con i fatti non solo con le parole, un’alternativa possibile.
Oggi ci sono lavoratori di ogni tipo sono esposti a sfide competitive comuni senza precedenti.
Queste sfide non si vincono senza un impegno congiunto; a cominciare da quello di rilanciare la crescita e di aumentare la competitività del sistema paese.
Solo puntando su una crescita basata sull’innovazione e sulla qualità si può vincere la crisi, si può produrre nuova occupazione.
Si può contrastare la tendenza alla depressione dei salari e delle pensioni e al peggioramento delle
condizioni di lavoro.
L’ho già detto: i lavoratori sono quelli che stanno pagando i prezzi più alti, con la disoccupazione, con la precarietà e con l’incertezza delle prospettive dei giovani, con le tasse che pagano sempre anche per chi le evade.
E’ da mesi che il governo fa promesse, ma non prende iniziative concrete per contrastare l’emergenza della crisi, per sostenere i consumi e le imprese.
Non lo diciamo noi, faziosi esponenti dell’opposizione, I più attendibili rapporti internazionali dimostrano che le risorse impegnate dal nostro governo per stimolare l’economia sono le più scarse fra tutti i paesi dell’OCSE, quasi nulle. Il Fondo monetario internazionale ha detto che misure per affrontare l’emergenza l’Italia ne ha messe meno della metà degli altri paesi europei.
Parliamo di risorse effettive e non di partite di giro.
Non solo. Il governo non aiuta il lavoro e l’economia, ma sta anche smantellando le tutele del lavoro prodotte dal centrosinistra, da ultimo con il patto sociale del 23 luglio 2007. E sta allargando le possibilità di contratti precari e a termine.
Rifiuta di stabilizzare i tanti precari del settore pubblico.
Nella scuola ha realizzato il più grande licenziamento di massa nella pubblica amministrazione: 130.000 persone che si sono ritrovate di colpo a zero euro.
Se con una mano il governo dice di volere aiutare i lavoratori che perdono il lavoro con gli ammortizzatori sociali, poi con l’altra mano ne licenzia subito 130 mila. Ha indebolito la normativa sulla sicurezza del lavoro che il centrosinistra aveva varato dopo anni di attesa con il consenso di tutte le regioni.
Sta attaccando e demonizzando i lavoratori pubblici, considerandoli tutti incapaci o sfaticati. Senza fare niente per motivarli.
Queste politiche non vanno solo contro gli interessi dei lavoratori; hanno indebolito l’intero paese. ci fanno perdere posizioni perché rinunciano a valorizzare le nostre risorse migliori: il capitale umano e le energie di milioni di persone.
Ma non possiamo limitarci a denunciare la gravità di questa situazione.
Per questo abbiamo avanzato proposte precise, le abbiamo portato in parlamento proprio perché abbiamo chiesto che ci fosse la responsabilità di una risposta, un sì o un no.
Le hanno bocciate tutte.
Hanno detto no alla nostra proposta di garantire tutele adeguate a tutti i lavoratori minacciati dalla crisi, a tutti i lavoratori che perdono il proprio posto di lavoro a prescindere dal tipo di contratto, bisogna essere tutti garantiti allo stesso modo, non ci possono essere differenze anche lì..
Hanno rifiutato il nostro progetto di dare sostegno ai lavoratori e alle famiglie in condizioni di povertà estrema, attraverso un contributo di solidarietà sui redditi più alti, da quelli dei parlamentari in su. E cosa c’è di politicamente più corretto e moralmente più giusto che in un momento di crisi chiedere ha chi ha di più di aiutare chi è più povero?
Hanno rifiutato le proposte avanzate insieme a tutte le forze sociali, sindacati e associazioni imprenditoriali, per sostenere con forme di detassazione i redditi da lavoro e da pensione.
Noi insisteremo. Concentreremo le nostre iniziative su quelle che consideriamo le priorità di una politica per il lavoro.
Dico i titoli di questo albo degli impegni: la sicurezza e la tutela del reddito, la buona occupazione e la lotta alla precarietà, il welfare universale e pensioni adeguate, educazione e formazione permanente all’altezza della società della conoscenza.
Ma cosa vuol dire sicurezza e garanzie di reddito a tutti i lavoratori?
Prima di tutto significa una vera riforma degli ammortizzatori sociali.
Una riforma che garantisca a ogni lavoratore un reddito nel caso di perdita o di sospensione dal lavoro. I cosiddetti ammortizzatori in deroga varati dal governo sono insufficienti e ingiusti. Lo sono perché non danno né reddito né garanzie a quelli che hanno più bisogno, i precari con lavori a termine, i contratti a progetto, le false partite Iva. Quando il governatore della Banca d’Italia Draghi avvertiva, inascoltato, che 1.600.000 lavoratori erano privi di tutela, lanciava un allarme giustificato. Ora questi 1.600.000 non sono più solo un numero: sono persone in carne e ossa che il governo dimentica e inganna.
E anche i dipendenti con contratto regolare sono privi di sicurezze.
Quelli che hanno la cassa integrazione ordinaria stanno per perderla perché il prolungarsi della crisi ha consumato il periodo di copertura.
E’ urgente che il governo decida di prolungarla.
Le piccole e medie imprese e i loro dipendenti spesso non riescono a beneficiare delle casse in deroga a volte semplicemente non sanno che potrebbero farlo o non sanno quale canale utilizzare, altre volte non ci riescono perché le procedure sono complicate e richiedono provvedimenti caso per caso.
E poi non è giusto che chi resta senza lavoro abbia bisogno di una deroga cioè di una “concessione
discrezionale” caso per caso, deve essere un diritto, garantito a tutti.
Noi vogliamo che le tutele in caso di crisi siano un diritto esigibile per tutti.
Questo chiediamo al governo subito.
E lo chiediamo con una sola voce, insieme con i sindacati e insieme con gli imprenditori.
Questo autunno e il prossimo inverno saranno decisivi.
Finora le imprese hanno cercato di evitare i licenziamenti, ma non possono resistere a lungo senza aiuti. Rischiamo di veder chiudere centinaia di imprese, di indebolire drammaticamente il nostro tessuto produttivo, di portare alla povertà di colpo migliaia di persone.
Oltre al reddito di chi resta disoccupato va sostenuto il reddito di chi lavora e di chi è in pensione.
La crisi non colpisce tutti nello stesso modo.
Sono i lavoratori e i pensionati quelli che hanno visto cadere il loro potere d’acquisto. Mentre i profitti e le rendite sono cresciute di molto anche durante la crisi.
Il governo deve trovare le risorse per risarcire questi cittadini: in modo diretto e immediato, con una
detassazione dei loro redditi che ripristini il potere d’acquisto che hanno perso.
Anche qui, abbiamo lanciato una sfida al governo: cominciamo subito, hanno fatto tanti decreti, ne facciano uno in più per detassare la tredicesima. Si può fare subito.
E in prospettiva impegniamoci per riequilibrare il peso del fisco: troppe tasse sul lavoro, sono 5 punti in più della Francia - e troppo poche sulle rendite, così come sui patrimoni e sui consumi.
E ancora appoggiamo la richiesta, avanzata anche dai sindacati, di detassare gli aumenti contrattati in sede decentrata e quelli legati alla produttività. Una misura necessaria per contribuire alla crescita.
Siamo quindi favorevoli a potenziare la contrattazione decentrata, sia nelle aziende sia nei territori.
Sosteniamo una contrattazione innovativa che veda protagonista un sindacato autorevole e autonomo.
Siamo convinti assertori del valore dell’autonomia sindacale. Ma autonomia non significa indifferenza. Siamo interessati, continueremo a dirlo , che l’Italia ha bisogno della presenza di un sindacato forte, unitario e democratico, anche nella sua vita interna.
-Per questo auspichiamo un accordo fra le confederazioni che stabilisca regole certe per la rappresentatività sindacale, basata sulla certificazione degli iscritti e dei voti conseguiti nelle elezioni in azienda. Una posizione unitaria del sindacato consentirebbe di recepire queste regole in una legislazione di sostegno.
Siamo anche interessati a diffondere la partecipazione di lavoratori alla vita e agli utili delle imprese come previsto nelle proposte che abbiamo avanzato in Parlamento.
Non si tratta di introdurre una cogestione che confonda i ruoli nell’azienda né tanto meno di imporla per legge. Però i tratta di valorizzare, attraverso la libera contrattazione, il coinvolgimento dei lavoratori nelle vicende e nei risultati aziendali, secondo le migliori prassi europee e anche perché questo serve a superare prima la crisi, non mettendoli gli uni contro gli altri, ma mettendoli insieme per superarla.
Una crisi che improvvisamente ci ha rimesso di fronte ad una parola per molto tempo negata: povertà. La crisi sta impoverendo centinaia di migliaia di famiglie, specie lavoratori e pensionati.
Oltre 3 milioni sono sotto la soglia della povertà assoluta. In Sicilia il livello di povertà ha quasi raggiunto il 50%. In tutto il paese sono raddoppiati i protesti.
Il rischio di insolvenza per le bollette domestiche e i mutui e stimato intorno al 38%.
I poveri esistono. E non sono solo quelli che non hanno mai avuto un lavoro o che sono precipitati nel baratro della disoccupazione.
C’è una fascia sempre più larga di persone a rischio: sono quei lavoratori, e sono tanti, che hanno salari bassi, indegni di un paese civile.
I lavoratori poveri, e sono anche fra noi. E sono gli stessi che sono già penalizzati dalla precarietà del lavoro: lavoratori temporanei, collaboratori, false partite Iva.
Noi non possiamo accettare che lavoratori impegnati a pieno tempo, spesso in occupazioni qualificate, guadagnino 600 euro al mese, magari senza essere regolarizzati.
Per questo abbiamo proposto di introdurre anche in Italia, come in tutti i maggiori paesi occidentali, un salario minimo legale sotto il quale non è possibile retribuire chi lavora, non gli si può dare meno di quella soglia, qualsiasi lavoro faccia.
Il livello di questo salario va definito d’intesa con le parti sociali, ma deve essere una garanzia per tutti, anche per i lavoratori precari e per chi opera in settori marginali, che non sono coperti dalla contrattazione collettiva.
Deve servire di base per una vita civile a chiunque lavora e può essere utile alla contrattazione sindacale per sostenerla e migliorarla proprio nei settori e nei gruppi più deboli.
Tutele, dunque. E sicurezza sociale. Ma anche sostegno del mercato del lavoro. Cioè politiche attive e efficaci servizi all’impiego che aiutino all’inserimento e al reinserimento al lavoro di chi è in difficoltà, come esistono nelle migliori esperienze europee e in alcune regioni italiane.
E insieme a queste un sistema di formazione professionale e continua capace di favorire la riqualificazione e il reimpiego di tutti coloro che perdono il lavoro, ma anche di quelli che sono colpiti dalle crisi, per prevenire la disoccupazione. Tutto questo disegna il profilo di un welfare moderno. Le grandi trasformazioni dell’economia, le pressioni della competitività con le conseguenti variabilità e incertezze del lavoro non si possono affrontare con gli strumenti del passato, né con regole diverse per i diversi lavori, che aumentano le diseguaglianze invece di tutelare le persone.
Occorre ricreare una base di tutele e di diritti comuni a tutto il mondo del lavoro, che superi le divisioni e ridia prospettive di concreta solidarietà a tutti i lavoratori.
Una base comune che deve riguardare i principali bisogni legati alle vicende della vita lavorativa: le tutele in caso di disoccupazione, il salario minimo di cui ho parlato, un reddito di base per chi non ha lavoro, tutele in caso maternità, malattia e infortunio, una pensione di base finanziata fiscalmente che garantisca a tutti un livello di reddito adeguato alle esigenze della vita anziana, cui vanno aggiunte le pensioni contributive.
E a proposito di pensioni. Nei giorni scorsi il governatore Draghi ha posto il tema dell’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento come una necessità da affrontare.
E noi dobbiamo avere il coraggi di dire che non abbiamo pregiudizi. Siamo convinti che sia arrivato il tempo di un patto tra generazioni con il quale chiedere ai genitori di lavorare qualche anno in più se questo serve per assicurare un futuro previdenziale e ammortizzatori sociali ai figli, allora si può fare.
Il tema del lavoro, il lavoro che non c’è, che è incerto, che può finire. Tutto ciò è ancora in cima alle nostre preoccupazioni.
E alle preoccupazioni degli italiani.
Ma l’obiettivo della piena e buona occupazione, tanto più in uno scenario di crisi come quello che viviamo, è destinato a restare un’utopia?
Non credo sia così.
E’ possibile raggiungerlo, quell’obiettivo.
Ma servono buone politiche.
Serve promuovere una crescita equilibrata dell’economia reale, e non della finanza, aiutando le imprese che innovano, che creano occupazione qualificata e stabile, non quelle che vivono di rendita.
Ci sono settori in cui l’Italia può far pesare i suoi saperi, la sua capacità tecnologica, i talenti della nostra ricerca.
E penso in particolare al settore della green economy.
Secondo i dati dell’Ocse i paesi che più hanno investito nella green economy mostrano come questa abbia un grande potenziale di creare lavoro, lavoro di buona qualità.
L’amministrazione Obama mira a creare 450.000 “green collar” jobs nei prossimi anni.
La Corea ha lanciato un “green New Deal” con l’obiettivo di creare 1 milione di nuovi posti nei prossimi 4 anni.
Il Giappone raddoppierà l’attuale occupazione nelle industrie dell’economia dell’ambiente.
E la Germania arriverà a 900.000 lavori verdi nel 2030 ma nei servizi di protezione dell’ambiente lavorano già 1milione e 800 mila persone.
I nuovi lavori verdi saranno più puliti, più ricchi di professionalità e più stabili.
L’ambiente e la green economy sono i pilastri del nuovo “welfare umano”.
E se parliamo di nuovo welfare, allora dobbiamo rimettere al centro dell’attenzione gli anelli più deboli delle politiche del lavoro: i giovani e le donne. E allora.
Serve garantire a tutti un’educazione di qualità nel corso della vita, favorendo l’occupazione qualificata dei giovani con migliori strumenti di transizione dalla scuola al lavoro, e combattendo la precarietà e la “sindrome del ritardo” che ne ritarda sempre di più l’autonomia dalla famiglia.
Serve incentivare il lavoro delle donne con misure che favoriscano, aiutino la conciliazione fra lavoro e vita familiare e la condivisione del lavoro di cura e quindi rafforzino la libertà di scelta delle donne, attraverso congedi retribuiti per entrambi i genitori, servizi di cura all’infanzia e agli anziani, un impegno culturale che promuova la redistribuzione dei ruoli fra uomini e donne all’interno della famiglia, perché le donne continuano a far eun doppio lavoro anche quello che potremmo, in buona parte, fare noi uomini con loro.
Mettere in campo politiche attive e di valorizzazione del lavoro significa soprattutto dare un posto centrale alla formazione, da quella di base a quella professionale e continua nel corso della vita.
Nella nostra società della conoscenza il grado e la qualità dell’educazione è condizione essenziale per una cittadinanza attiva e per avere opportunità di buon lavoro.
E’ un elemento fondante della stessa identità personale.
Per questo il diritto all’educazione continua deve essere al centro del nuovo welfare. Migliorare l’educazione, rivalutare la cultura tecnica, oggi spesso deprezzata, serve a dare ai giovani le stesse opportunità che hanno i loro coetanei europei.
Formazione, professionalità e merito.
Merito è una parola della mia mozione. Vale anche per il lavoro.
Dobbiamo valorizzare il merito nelle organizzazioni economiche e nella vita sociale.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: qui ci sono ritardi da recuperare per tutti, tutti abbiamo la colpa di troppi ritardi, Se davvero vogliamo cambiare l’Italia, se davvero vogliamo liberare il futuro da antiche incrostazioni, da insopportabili ingiustizie, da inaccettabili privilegi, da opprimenti pigrizie, allora dobbiamo cominciare riconoscendo e premiando il merito. A cominciare dai luoghi del lavoro.
E c’è un’altra parola che voglio usare parlando del lavoro.
E’ la parola dignità. Il lavoro è fatica. E’ necessità. Ma è prima di tutto dignità. Ad esso è legato il nucleo decisivo dei diritti di cittadinanza, a cominciare dalla libertà.
Non a caso le democrazie contemporanee sono fondate sul valore del lavoro.
Ed è importante “se” si lavora, ma anche “come” si lavora. La gratificazione e la possibilità di
autorealizzazione che sono legate al lavoro. Per questo merito e dignità stanno necessariamente insieme. E’ difficile dire queste cose oggi, in questo tempo dominato dalla crisi, certo, ma segnato ancora di più da un pensiero ultraliberista che ha imposto ad una generazione, in nome del mercato senza regole e del profitto senza limiti, come unici obiettivi della vita individuale e sociale, l’orizzonte della precarietà e dell’incertezza.
Ha scritto, a questo proposito, Nadia Urbinati, delle parole molto chiare e molto dure: “l’incertezza per il futuro non è la stessa cosa del rischio e della libertà di scelta: è una condizione paralizzante perché non consente di fare progetti e quindi scoraggia l’iniziativa, dequalifica il lavoro, deprime la produttività. Infine incatena alla propria condizione non meno del vituperato posto fisso”.
Dobbiamo cambiare schema. Dobbiamo cambiare anche la scala dei valori. Delle priorità. La gerarchia delle cose che contano è la nostra prima sfida.
Rimettiamo in alto il lavoro, il suo valore, la sua qualità come fattore decisivo di una democrazia vitale. E’ il nostro impegno. Qui. Adesso.

Primarie 2009 del Partito Demoratico


PARTITO DEMOCRATICO ELEZIONI PRIMARIE 2009

Quando si vota


· Si vota Domenica 25 Ottobre, dalle ore 7,00 alle ore 20,00.

Come si vota


· Si vota apponendo una croce sul logo del candidato alla segreteria nazionale/regionale

prescelto.

Chi può votare


· Possono votare, versando 2 Euro:
· gli iscritti al PD,
· tutti i cittadini italiani o dell’Unione Europea residenti in Italia,
· cittadini e cittadine di altri paesi in possesso del permesso di soggiorno
che abbiano compiuto 16 anni e che, riconoscendosi nella proposta politica del PD si impegnano a sostenerla ed accettano di essere inseriti nell’albo pubblico delle elettrici ed elettori del PD.

Dove si vota


ACQUASANTA TERME, sala dei combattenti,via salaria;
ACQUAVIVA PICENA, sala consiglio comunale,via fonte palanca;
APPIGNANO DEL TRONTO, sala protezione civile,via roma;
ASCOLI PICENO 1, sala docens,piazza roma; ASCOLI PICENO 2, gazebo in piazza,fraz. Mozzano; ASCOLI PICENO 3, sala circoscrizione c/o ferrucci,via tucci; ASCOLI PICENO 4, sala tufilla club,via amadio; ASCOLI PICENO 5, centro sociale anziani,via Napoli; ASCOLI PICENO 6, sala ex circoscrizione,via delle primule; ASCOLI PICENO 7, sala condominiale coop 25 aprile,via liberta'; ASCOLI PICENO 8, poggio di bretta,via e. luzi; ASCOLI PICENO 9, villa sant'antonio;
CARASSAI, sala comunale,piazza Matteotti;
CASTEL DI LAMA 1, sede pd,via adige; CASTEL DI LAMA 2, bocciodromo,via della liberta'; CASTEL DI LAMA 3, biblioteca comunale,via roma;
CASTIGNANO, sala ex tirassegno,c.da s. martino;
CASTORANO 1, sala consiliare,via orazi; CASTORANO 2,delegazione comunale,f.ne s. silvestro;
COLLI DEL TRONTO, sala carradori,via salaria;
COMUNANZA, sala consiliare,piazza iv novembre;
COSSIGNANO, sala delle culture,piazza umberto I;
CUPRAMARITTIMA, sala c.i.f. plesso scolastico,s. statale adriatica;
FOLIGNANO, sede pd,viale assisi;
FORCE, palazzo comunale,piazza v. Emanuele;
GROTTAMMARE 1, sala consiliare,via Matteotti; GROTTAMMARE2,delegazione comunale,via ischia;
MASSIGNANO, sala polivalente giovanile,viale rimembranze;
MONSAMPOLO, accanto alla chiesa,via parini;
MONTALTO DELLE MARCHE, sede pd,via roma;
MONTEFIORE DELL ASO, cinema sabatini,piazza della repubblica;
MONTEPRANDONE 1, ex sala dei codici di s.giacomo ,via roma; MONTEPRANDONE 2, bocciodromo comunale, piazzale dello stadio;
OFFIDA 1, sala consiliare comunale,c.so serpente aureo; OFFIDA 2, impianti sportivi,quartiere cappuccini; OFFIDA 3, circolo e. fabrizi, via togliatti; OFFIDA 4, locale mandozzi,piazza borgo miriam; OFFIDA 5, circolo ricreativo ,loc. san Lazzaro;
RIPATRANSONE, sala ascanio condivi,via xx settembre;
ROCCAFLUVIONE, alimentari ida,via picena inferiore;
ROTELLA, palazzo magnalbo',corso umberto I;

S. BENEDETTO DEL TRONTO 1, sede unione,via balilla; S. BENEDETTO DEL TRONTO 2, istituto santa gemma,via voltattorni; S. BENEDETTO DEL TRONTO 3,auditorium comunale,viale de gasperi; S. BENEDETTO DEL TRONTO 4, auditorium comunale,viale de gasperi; S. BENEDETTO DEL TRONTO 5, sede pd,via d. chiesa; S. BENEDETTO DEL TRONTO 6, centro culturale,via gronchi;
SPINETOLI 1, sede comunale,piazza g. leopardi; SPINETOLI 2, bocciodromo comunale san pio x,loc. san pio x; SPINETOLI 3, sede pd,via v. Emanuele; SPINETOLI 4, circolo culturale salaria, via a. de gasperi;


RICORDA di portare con te un valido documento di identità e la scheda elettorale.

info su seggi e modalità di voto: 329.36.063.02, 340.25.199.54; 331.13.596.27;
http://www.ascolidemocratica.it/

domenica 13 settembre 2009


Care iscritte, cari iscritti,

in questi giorni si sta votando in tutti i circoli d’Italia. Mi rivolgo direttamente a voi perché conosco la vostra passione e il vostro attaccamento al partito. In ogni Festa, in ogni assemblea, in ognuno dei mille circoli di tutte le province italiane in cui sono andato da segretario, ho ascoltato le vostre speranze e ho capito le delusioni per quello che si poteva fare meglio e non è stato fatto. Perché di certo abbiamo fatto errori ma ora dobbiamo rimboccarci le maniche e correggerli, andando però avanti nella nuova storia comune che abbiamo appena iniziato a vivere. Il mio impegno è questo: non tornare indietro. Non tornare indietro rispetto alla scelta di un partito radicato nel territorio, con un Circolo in ogni comune e in ogni quartiere. Un partito aperto, che unisce la straordinaria forza dei nostri iscritti e dei nostri militanti alle energie di tanti elettori pronti a lavorare con loro per un progetto in cui credono. Non tornare indietro rispetto all’idea di un partito ricco di diversità come tutti i grandi partiti nel mondo. Abbiamo scelto noi di chiudere una lunga stagione di divisioni per far nascere il Pd, la casa di tutti i progressisti: laici, cattolici, di sinistra, ambientalisti, liberal, socialisti. E così deve restare il Pd: il partito in cui quelle diversità sono la ricchezza che permette di costruire la sintesi e la linea comune. Per questo sono orgoglioso che a sostenere la mia candidatura vi sia tutta questa varietà di storie. Per questo sono orgoglioso che il Coordinatore della mia mozione congressuale sia Piero Fassino. Per questo mi si è aperto il cuore quando alla fine di agosto un vecchio signore ha attraversato la folla che riempiva la piazza, mi ha abbracciato e mi ha detto: ”Sono l’ultimo segretario del Partito Comunista di Gallipoli ma voterò per te, perché non mi interessa da dove vieni ma dove vuoi andare”. Questo è il Pd che abbiamo sognato e che ora dobbiamo costruire: un luogo in cui ognuno ha portato l’orgoglio della propria storia precedente ma in cui si sta insieme per il futuro che si vuole costruire, per l’idea di Italia che abbiamo. Come sapete, quando 6 mesi fa tutti mi hanno chiesto di fare il Segretario del Pd, in un momento molto difficile, avevo detto che il mio lavoro sarebbe finito in ottobre. Poi ho riflettuto molto su quelle parole di Berlusconi appena sono stato eletto: “Ecco l’ottavo leader del centrosinistra. Tra un po’ ci sarà il nono”. Ho masticato amaro quel giorno perché ho pensato che purtroppo non aveva torto: in quindici anni di là c’è stato sempre lui, di qua tutti i leader che si sono susseguiti sono stati più ostacolati dal fuoco amico che da quello avversario. Allora mi sono detto: questa volta a decidere se devo smettere o se dopo sei mesi devo continuare a fare il Segretario del Pd, non saranno quattro o cinque capi chiusi in una stanza ma saranno gli iscritti e gli elettori del Pd. Ecco, solo questo vi chiedo: quando voterete nei Circoli e poi alle Primarie del 25 ottobre, tra noi candidati scegliete chi vi convince di più, chi immaginate potrà fare meglio l’opposizione e preparare le future vittorie, ma scegliete liberi. E’ troppo importante la scelta per seguire l’indicazione di qualcuno che conta o per restare legati alle antiche appartenenze. Seguite solo la vostra coscienza, fate come quel vecchio segretario del Pci: scegliete uno di noi, ma non per la storia da cui proviene ma per quella futura che propone al partito e al Paese. Se farete così, chiunque vinca avrà vinto tutto il Pd.

Dario Franceschini

Segretario Nazionale del Partito Democratico

martedì 4 agosto 2009

Congresso PD: MOZIONE FRANCESCHINI – DOCUMENTO SU LAVORO E STATO SOCIALE


Questo Documento, a sostegno della Mozione Franceschini, è la base per una discussione sui temi del lavoro e dello stato sociale. E’ un contributo di idee per un Congresso che privilegi un confronto sui contenuti.Nel mese di settembre intendiamo promuovere un’iniziativa nazionale su questi temi, alla presenza di Dario Franceschini e Piero Fassino, che sarà anche l’occasione per ulteriori suggerimenti e integrazioni tematiche.Il documento vuole essere anche uno stimolo per promuovere iniziative di dibattito in ogni territorio, a partire da quello regionale, per collegare il confronto congressuale al tema della crisi economica e sociale che avrà un momento di acutizzazione nel prossimo autunno.Invitiamo tutti coloro che condividono i contenuti a sottoscrivere il Documento su lavoro e stato sociale. scarica qui il documento a cura di Cesare Damiano e Tiziano Treu.
Se vuoi puoi inviare all'Associazione Lavoro & Welfare o all'email pietrocolonnella@gmail.com eventuali contributi al dibattito e commenti e/o suggerimenti al documento su lavoro e stato sociale qui pubblicato.