martedì 26 maggio 2009

GOOOOD MORNING ASCOLI


Gooooood Morning, ASCOLI.
10 anni di torpore, un periodo infinito per una città che avrebbe, in questi anni, dovuto attivare strumenti per poter competere con le altre località turistiche delle Marche e del centro Italia e ritagliarsi la propria fetta di sviluppo e di crescita dell’economia. Tutto ciò non è accaduto: Ascoli è rimasta al palo, pensando di poter ancora a lungo giovarsi di una rendita di posizione derivante dal fatto di aver per tanti anni rappresentato l’estremo nord della Cassa per il mezzogiorno e di essere, per questo, territorio appetibile per tanti industriali improvvisati che calavano nel piceno le loro imprese per accedere a fondi pubblici e che poi, immancabilmente, non appena possibile, fuggivano col bottino.
Di questo, chi ha avuto affidata dai cittadini la responsabilità di amministrare una città quale quella di Ascoli, avrebbe dover avuto la consapevolezza e sopratutto la capacità e volontà di mettere in atto strumenti capaci di anticipare la crisi e di indirizzare le energie del territorio in altre direzioni.
Oggi, invece, tanti sono gli imprenditori intenti a leccarsi le ferite (basta farsi un giro in centro per vedere quante sono le attività commerciali cessate e i locali rimasti sfitti) perché nessuno in questi anni ha favorito la diversificazione degli investimenti e promosso in modo adeguato un territorio che avrebbe tutte le carte in regola per rappresentare un’eccellenza sia sotto il profilo del patrimonio artistico, culturale, e paesaggistico che della produzione di prodotti tipici.
La vicenda del riconoscimento della città di Ascoli come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO è emblematica: tante potrebbero essere le risorse indirizzate sulla nostra città in questo caso ma, una simile ipotesi, imporrebbe anche dei vincoli dal punto di vista urbanistico e paesaggistico, vincoli che probabilmente confliggono con volontà speculative più o meno manifeste, ed allora si preferisce soprassedere, si sceglie di garantire comunque a qualcuno la realizzazione dei propri interessi anche a costo di lasciare in agonia un territorio.
Good morning Vietnam gridava uno strepitoso Robin Williams nel famoso film diretto da Barry Levinson. Good morning Ascoli ci piace urlare in questi afosi giorni di campagna elettorale. Stavolta è la volta buona

Servizi e unificazione del mercato del centro


Il mercato del centro è una straordinaria risorsa per la nostra città: risorsa sia economica che sociale.

Importante momento di scambio economico ma anche momento di incontro e confronto tra i cittadini.
L’attuale collocazione del mercato, però, poco risponde alle esigenze dei cittadini e degli operatori. Esso risulta infatti spezzettato in vari tronconi, distinti e talvolta distanti l’uno dall’altro, moltiplicando così i problemi della viabilità.
E’ necessario innanzitutto unificarlo e prevedere una serie di servizi a suo sostegno oltre che mettere in atto azioni volte ad integrarlo alle altre attività del centro.
In fondo con poco si potrebbe fare molto su questo tema ma per farlo l’amministrazione di centro-destra, in questi 10 anni, non ha trovato un attimo.
Mario Lazzari, candidato consiglio comunale, lista PD

Un sindaco nero nella città di Mississipi burning.


Philadelphia cambia pagina: per la prima volta è stato eletto sindaco afro-americano, James Young, pastore pentecostale di 53 anni. I cittadini lo hanno preferito al bianco, Rayburn Waddell.
La cittadina del Missisipi, è tristemente nota per la strage del Ku Klux Klan del '64. James Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, tre militanti per i diritti civili stavano procedendo all’iscrizione di neri nelle liste elettorali e vennero brutalmente uccisi da membri del Ku Klux Klan ( la vicenda ha ispirato il film «Mississippi Burning di Alan Parker). I tre ragazzi erano impegnati in una campagna per registrare nuovi elettori in aree rurali del paese dove i discendenti degli schiavi non avevano mai votato. Complice la polizia locale che li aveva arrestati e poi rilasciati in piena notte, ai due bianchi newyorchesi Goodman e Schwerner e al loro amico nero Chaney fu tesa una trappola. I tre giovani vennero intercettati dagli uomini del Klan, picchiati a sangue e uccisi. I loro cadaveri vennero fatti scomparire. Philadelphia si chiuse dietro un muro di omertà. Le indagini vennero ostacolate con ogni mezzo. Tre anni dopo, i pochi imputati portati in aula furono processati solo per violazione dei diritti civili e se la cavarono con pene leggere. Nel 2005 Edgar Ray Killen, l'ex capo del KKK che aveva ordinato la strage, ha finalmente pagato con una condanna a 60 anni di prigione che sta scontando.
Il Mississippi è in America lo stato che elegge più pubblici ufficiali neri, ma raramente sono espressi da un elettorato in maggioranza bianco come a Philadelphia, questo episodio segna quindi una evidente inversione di tendenza.

martedì 19 maggio 2009

Posti riservati sulla metro milanese?


I leghisti che chiedono posti riservati sulla metro milanese dovrebbero ricordare o leggere qualcosa su Rosa Parks e la sua storia. Rosa Parks era una donna nera di Montgomery, Alabama, impiegata come sarta in un grande magazzino. Il 1 dicembre del 1956 stava tornando stanca a casa in autobus e, poichè l'unico posto a sedere libero era nella parte anteriore del mezzo, quella riservata ai bianchi, andò a sedersi lì. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi e il conducente James Blake le ordinò di alzarsi e andare nella parte riservata ai neri.

Rosa si rifiutò di lasciare il posto a sedere e di spostarsi nella parte posteriore del pullman: stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe (per giunta costretta anche a stare in piedi), ella rimase al suo posto. Il conducente fermò così l'automezzo, e chiamò due poliziotti per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Quella notte, cinquanta leader della comunità nera, guidati dall'allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto, mentre c'erano già state le prima reazioni violente: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery,e la protesta durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge sulla segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Lo stesso erverendo King scrisse sull'episodio descrivendolo come "l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà" "Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future".

Il 19 dicembre 1956 la Corte Suprema degli Usa - su richiesta dei difensori di Rosa Parks, dichiarò incostituzionali le leggi della segregazione. 42 anni dopo Barack Obama, americano, nero, varca la soglia della Casa Bianca non come cameriere o autista ma come 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Una lezione, questa, che qualcosa dovrebbe pur aver insegnato.

martedì 12 maggio 2009

Rossi Guerriero reintegrato nel posto di lavoro.


In merito al licenziamento da parte della ditta Tod’s del dipendente e attivista sindacale Rossi Guerriero, il giudice del lavoro, Dr. Pocci, con sentenza del tribunale di Ascoli P. dell'11 maggio 2009, ha ordinato alla Tod's "l'immediata reintegrazione nel posto di lavoro di Rossi Guerriero perchè le motivazioni usate non possono ritenersi sufficienti".

Ha vinto Rossi Guerriero, la sua famiglia, la Cgil e a quanti lo hanno sostenuto.

Che dire? Oltre a manifestare tutta la nostra gioia per la vittoria personale di Guerriero, come benissimo ha fatto Giuseppe nella toccante lettera che segue, vogliamo sottolineare l’importanza per tutti i lavoratori per questa bella vittoria della giustizia e del diritto e di tutti i lavoratori.


Lettera ad un Guerriero.


Volevano condannarti per lesa maestà, come ai tempi dell’imperatore Augusto. Per il rifiuto di riconoscere l’imperatore come divinità, come non fanno i media sempre compiacenti, come non fanno i politici prostrati e mai schierati, come non hanno fatto i tanti lavoratori che pur condividendo non hanno avuto il coraggio di dimostrarlo.Ti invidio la serenità e la fermezza mai rabbiosa, come quel giorno al Tribunale, al fianco di tua madre e tua moglie. Una serenità disarmante, nonostante avessi un piede in mezzo alla strada. E il tuo sguardo quel giorno è stato come uno squarcio di sole in mezzo ad un cielo perennemente nuvoloso, un giorno lungo fatto di capi chini, di gomitate in mezzo alla faccia, per un’ora di straordinario in più, per un posto a cui ci si afferra con le unghie e si sputa sull’altro, per un sorriso compiacente al potente di turno.Invidio la tua semplicità, come quando ti arrabbiavi perché dopo il direttivo non volevi andare al ristorante e sostenevi che sarebbe stato più giusto mangiare un panino. E quando mi dici che abbiamo vinto la battaglia e che la vittoria arriverà, io ci credo. Ci sono tanti Rossi Guerriero per il mondo e la lotta di classe esiste da sempre, ma la tua vittoria aiuterà molti a rialzare la testa. Penso alle tue figlie, come ai miei figli e al regalo che gli hai fatto, più grande di qualsiasi ricchezza materiale di cui le nostre case sono piene. Figli che si sentono a volte diversi, ma che porteranno con loro, per tutta la vita, questo intenso ricordo.E i figli di questa “italietta da strapazzo, fatta di servi, vigliacchi e traditori, con le lingue bavose per i potenti e il coltello in mano per i poveracci come loro” forse un giorno capiranno. Chi lavora vuole il pane, ma anche le rose. Grazie per la rosa che ci hai regalato.Ho ricevuto tante lettere e tanti messaggi di solidarietà per la tua causa in questi giorni e oggi dopo la notizia sono stato sommerso da così tanti messaggi che non riuscirò mai ad aprirli tutti. Una cosa straordinaria, c’è ancora un’idea forte che batte, come un fuoco, che non si è mai spento, ma che non trova quel soffio di vento per ritornare ad ardere. Grazie compagno Guerriero.

Fermo, 11 maggio 2009

Giuseppe Santarelli

giovedì 7 maggio 2009

Un certo dott. Sergio Lari è andato a dirigere la Procura a Caltanissetta.



Da molti giorni respiro un'aria nuova. Non è ancora quel fresco profumo di libertà che si auspica da tante parti, ma è un profumo di speranza e di ottimismo.
Esiste un fatto nuovo, passato sotto silenzio totale o quasi da parte di tutti i media.
A Caltanissetta è andato a dirigere la Procura un certo dott. Sergio Lari. Ha il viso ingenuo di un ragazzino, ma ha un'esperienza alle spalle che potrebbe essere il nostro bisnonno. Trova pure il tempo di giocare a basket, organizzando a spese sue, e devolvendo in beneficenza i ricavati. E' una persona perbene e solare.
Lo hanno mandato in una Procura che, per competenza, svolge le indagini sugli omicidi di mafia che hanno riguardato gli eroici magistrati di Palermo. Alla chetichella ha riorganizzato un pool di investigatori credibili, forte degli insegnamenti ricevuti dal maestro Antonino Caponnetto. Ed i risultati non si fanno attendere, perchè l'arma fondamentale per le indagini di mafia sono i pentiti, e questi hanno bisogno di rivolgersi a persone credibili per decidere di parlare.
E in questi giorni stanno parlando. Gaspare Spatuzza, Giovanbattista Ferrante, e soprattutto Angelo Fontana. Quest'ultimo conferma che il giorno della strage Borsellino vide in Via D'Amelio uomini dei servizi segreti che lui conosceva, e riconobbe subito nelle immagini televisive del massacro. Non solo, le loro dichiarazioni stanno consentendo di riaprire le indagini sull'attentato dell'Addaura, sulla strage Falcone, e non possono quindi essere estranee all'accertamento della verità sul generale Mori, su Contrada, sull'Agenda Rossa di Borsellino, sul patto Stato-Mafia di cui parla anche Ciancimino.
Sergio Lari denuncia: "Devo sempre ripetere la stessa cosa. Siamo pochi. Possiamo interrogare i collaboratori di giustizia solo poche ore alla settimana. Occorre colmare gli organici". Il Ministro Angelino Alfano sembra non ascoltare. Non ha interesse per queste novità investigative. Qualche magistrato in più a Caltanissetta, magari spostando chi ha solo da indagare i rubapolli? Mancano i soldi o la volontà?
Sergio Lari non va lasciato solo. L'unico boato che vogliamo ancora sentire è quello dell'esplosione di gioia degli Italiani che chiedono verità. E allora Angelino, glie li mandi i magistrati a Sergio Lari? Hai tre mesi di tempo. Diversamente evita di venire in Via D'Amelio il 19 luglio prossimo. Te lo ricorderemmo, e non saresti accolto bene.
Dimenticavo il regalo. Il regalo è questa nota, che potete condividere, copiare, incollare, distribuire, pubblicizzare, divulgare, sottoscrivere, modificare, spedire, pubblicare, sulle bacheche, sui profili, sui blog, dove volete. Sergio Lari non va lasciato solo. Se qualcuno ha per Lui pronta una corda, noi dobbiamo essere il suo cordone di sicurezza.

Da una nota di G. Gaber su Facebook

martedì 5 maggio 2009

Da Giovani per la sinistra

Giovani per la sinistra a Catalucci e Regnicoli: fate un passo indietro
«Riguardo alla presentazione di candidature alternative a quella di Canzian. Solo uniti si vince»
Ascoli Piceno - 4/5/2009, 11:12


Ascoli - Lettera aperta dei giovani “Per l’unità della sinistra ascolana” ad Emidio Catalucci (Sinistra democratica), Marco Regnicoli (L’Alveare) e ai dirigenti e militanti del Partito socialista.
«Mancano ormai poche ore alla chiusura dei termini per la presentazione delle liste elettorali. Abbiamo finalmente, come giovani cittadini, simpatizzanti o militanti della sinistra diffusa nella società civile, l’opportunità di cambiare le sorti di una città da troppi anni schiacciata da una politica cieca e basata esclusivamente su personalismi e rapporti clientelari. La stragrande maggioranza dei giovani ascolani costretti a cercare altrove opportunità, chiede alla politica un unico grande impegno: la possibilità di intraprendere il proprio percorso lavorativo ed esistenziale nella città in cui sono nati. Solo un programma di forte rinnovamento politico e culturale, capace di guardare ai problemi concreti di una gioventù sfiduciata da troppi anni di bassa politica (sottoscritta dal PDL di Celani e Castelli e dall’UDC di Ciccanti), potrà dare un orizzonte di senso alle nuove generazioni.Solo una grande coalizione unitaria, che sappia raccogliersi attorno ai temi e agli orizzonti ideali della Sinistra, potrà perlomeno provare a realizzare questo sogno: una Ascoli democratica, di fermento e sviluppo.Un numero crescente di ragazzi, associazioni giovanili e culturali, si è ritrovato proprio in questi giorni attorno ai seguenti punti programmatici, proposti ed accolti dalla coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Antonio Canzian:
1) Riqualificazione delle periferie: per far sì che le periferie tornino “al centro” dell’attenzione politica; ogni quartiere periferico dovrebbe essere munito di un centro polifunzionale per biblioteche, cineforum, sale prove, ritrovo di associazioni locali, teatri, circoli ricreativi o sportivi autogestiti dagli abitanti del quartiere.
2) La definizione di un polo di ricerca e di un distretto produttivo ad esso legato: per ridisegnare la vocazione economica del territorio, permettere ad Ascoli di essere competitiva e permettere ai propri cittadini di poter scegliere se lavorare e vivere nella propria città, svolgendo lavori qualificati e ben retribuiti;
3) Distretto culturale: per una gestione dei fondi e delle politiche culturali concertata con le associazioni e con gli artisti operanti nel territorio; è necessario abbandonare la gestione feudale delle istituzioni per dare vita ad una gestione partecipativa e democratica; è necessario assegnare sedi alle associazioni e istituire un’assemblea mensile tra Assessore alla cultura e rappresentanti delle associazioni culturali ascolane.
Caro Emidio Catalucci di Sinistra democratica, caro Marco Regnicoli de L’Alveare, cari dirigenti e militanti del Partito socialista, siamo dei giovani ascolani, studenti e neo-laureati, simpatizzanti per diversi frammenti dell’area di centro-sinistra. Crediamo sinceramente che sarebbe un imperdonabile errore non unire tutte le forze che non possono non ritrovarsi in questa visione della città. Partiti e associazioni importanti della sinistra e della società civile ascolana come Sinistra Democratica, L’Alveare e il Partito Socialista devono assolutamente dare il proprio contributo sin dal primo turno sostenendo con entusiasmo l’unica coalizione in grado di far cambiare rotta ad una città che si sta lentamente spegnendo, costringendo gran parte della nuova generazione all’esodo di massa.Logiche altrimenti basate su guerre di fazioni o personalità, troppo simili a ciò cui ci ha abituato il centro-destra ascolano in questi ultimi anni, non potranno essere minimamente comprese dall’elettorato e rischiano seriamente di riconsegnare per altri cinque anni la città a quei partiti che hanno già distrutto la nostra speranza di poter vivere ad Ascoli.Vi chiediamo dunque un gesto di responsabilità e dunque un passo indietro sulla presentazione di candidature alternative a quella di Antonio Canzian.
Solo uniti potremo cambiare il futuro della nostra città, e non solo quello di qualche famiglia e lobby cittadina».

I giovani per l’unità della sinistra ascolana:
Riccardo Fabiani
Davide Nota
Massimo Bastiani
Daniele Ciabattoni
Daniele De Angelis
Roberta Tarquini
Ilaria Mascetti
Fabio Monti
Andrea Marinucci
Guido Ianni
Luca Albertini
Martina Sardi
Niki Corradetti
Marco Ciucci
Andrea Alberti
Pierluigi Baiocchi
Daniela Santoni
Isabella Villi
Linda Villi
Francesco Alessandrini
Alessandro Passalacqua